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Arthur Rimbaud - Il giro del mondo in 80 poesie - Francia

Il giro del mondo in 80 poesie   #36 : Francia Sensazione Nelle azzurre sere d’estate, andrò per i sentieri, punzecchiato dal grano, a pestar l’erba tenera: trasognato sentirò la sua frescura sotto i piedi e lascerò che il vento mi bagni il capo nudo. Io non parlerò, non penserò più a nulla: ma l’amore infinito mi salirà nell’anima, e me ne andrò lontano, molto lontano come uno zingaro, nella Natura, – lieto come con una donna. ∞ Arthur Rimbaud

Recensione - Il Posto di Annie Ernaux

“Il posto” di Annie Ernaux



















  • Titolo: Il Posto
  • Autore: Annie Ernaux
  • Pubblicazione: Febbraio 2014
  • Genere: Narrativa
  • Casa Editrice: L’Orma
  • Dettagli: 120 pagine

Buon pomeriggio cari lettori, innanzitutto auguro a tutti un felice anno nuovo! 

Per il primo post dell’anno, vi parlo con grande entusiasmo di un libro della scrittrice Annie Ernaux, intitolato “Il Posto”, edito dalla casa editrice L’Orma. Prima di tutto, mi sento di ringraziare l’editore per avere reso fruibile anche ai lettori italiani, questo piccolo capolavoro del panorama letterario francese. Eh sì, perché nonostante sia stato pubblicato nel nostro paese solo nel 2014, in realtà esso risale ai primi anni 80. È un’opera autobiografica, in cui l’autrice parla essenzialmente del padre, a tratti della madre e di sé.

TRAMA

Il libro inizia con un evento cruciale, che ha un peso specifico importante in quello che Annie si appresta a raccontarci della sua vita. Dopo avere superato l’apposito esame sta per diventare finalmente professoressa di ruolo. Esattamente due mesi dopo, il padre viene a mancare. Di ritorno dal funerale, Annie inizia a pensare di dover scrivere di lui e della sua vita, per cercare di spiegare quella distanza che si era creata tra loro a partire dall’adolescenza. La storia di suo padre inizia in un paesino vicino al mare. Era figlio di agricoltori, il padre di lui, era un uomo burbero e severo che non aveva mai imparato a leggere e scrivere e che diventava violento se vedeva qualcuno della famiglia leggere un libro. Vivevano in un ambiente molto modesto se non addirittura povero, tanto che lei lo descrive come un ambiente medievale. Nonostante tutto, il signor Ernaux, riuscì a salire uno per volta i gradini della scala sociale. A un passo dal diploma dovette ritirarsi per lavorare come agricoltore. Quando ci fu la guerra partì per arruolarsi e al ritorno, non volle più dedicarsi alla terra ma andò a lavorare in fabbrica e dopo il matrimonio, la non facile avventura di diventare commerciante, tra i disagi della guerra e le difficoltà del dopoguerra fino al raggiungimento di una stabile “felicità”. La distanza con la figlia Annie, iniziò a palesarsi per poi dilatarsi sempre di più da quando lei iniziò ad avere proprietà di quel linguaggio da persone istruite che per lui è sempre stato fonte di disagio.

Di fronte alle persone che reputava importanti si irrigidiva, timido, preferendo non fare mai domande. In breve, si comportava con intelligenza. Il che equivaleva a percepire la nostra inferiorità per poi rifiutarla nascondendola come meglio poteva.

Col passare del tempo, Annie iniziò a frequentare un altro mondo, quello della piccola borghesia e tutto ciò che le era familiare divenne di colpo estraneo e anche la comunicazione con suo padre si ridusse all’osso. Era diventato una persona “semplice” che non poteva più insegnarle nulla.

“Mi sono piegata al volere del mondo in cui vivo, un mondo che si sforza di far dimenticare i ricordi di quello che sta più in basso come se fosse qualcosa di cattivo gusto.”

Impressioni Personali

Ho sentito parlare molto di questa scrittrice e sembra che prima di affermarsi nel panorama letterario francese, il suo stile, il suo modo di scrivere del tutto particolare, abbiano suscitato reazioni controverse ma poi, proprio con questo libro, ha ottenuto la meritata consacrazione. È proprio da qui che ho voluto iniziare per scoprire quest’autrice di alto livello che devo dire mi ha conquistata e che ha tutta la mia ammirazione. Adesso parliamo del libro. Come tutte le sue opere, anche questa è autobiografica, parla sostanzialmente del padre e di sé e del loro rapporto. Un racconto che si snoda lungo un arco temporale molto vasto che parte dall’infanzia del padre fino alla sua morte intrecciando le sue vicende personali con quello che gli accadeva intorno: il progressivo cambiamento della società, segnata dalle due guerre, la successiva evoluzione delle vicende politiche ed economiche e così via.

La sua scrittura è semplice, lo stile asciutto e ricercato. Sembra quasi un cecchino, per la precisione chirurgica con cui sceglie e distribuisce nel testo le parole giuste, atte a dare spessore e sottolineare quel preciso momento o stato d’animo senza tuttavia suggerire “nostalgia, patetismo o derisione” al lettore.

“Semplicemente perché queste parole e frasi dicono i limiti e il colore del mondo in cui visse mio padre, in cui anch’io ho vissuto. E non si usava mai una parola per un’altra.”

Colpisce la cruda semplicità con cui descrive in maniera puntuale e precisa, le ore successive alla morte del padre. La mappa esatta dell’espressione del suo volto, il rito dell’ultima rasatura, l’ultima vestizione, le formalità del funerale, spingendosi fino alla descrizione del tanfo particolare a due giorni dalla morte, paragonandolo all’odore dell’acqua ristagnata nel vaso dopo che i fiori sono appassiti e nel fare questo tragico resoconto, non tradisce alcuna emozione, come se stesse parlando di un estraneo. Quel senso di alienazione suscita quasi tristezza, indignazione.  Più in là nelle pagine, lei ci fornisce però, anche una spiegazione di questo suo atteggiamento:

“Per riferire di una vita sottomessa alla necessità non ho il diritto di prendere il partito dell’arte, né di provare a far qualcosa di “appassionante” o “commovente”. Metterò assieme le parole, i gesti, i gusti di mio padre, i fatti di rilievo della sua vita, tutti i segni possibili di un’esistenza che ho condiviso anch’io. Nessuna poesia del ricordo, nessuna gongolante derisione.”

Arrivando alla fine del libro, con un magone crescente devo dire, mi sono accorta che il suo essere fredda, distaccata da ciò che racconta, mi ha consentito di provare emozioni che erano le mie e non le sue, perché come lei stessa si era imposta, è riuscita nell’intento di “strapparsi via dalla trappola dell’individuale”. Così facendo, la sua storia diventa la storia di tanti, oltrepassa i confini dell’individuale, per diventare globale, universale.

Questo libro racconta il dramma quasi sussurrato di un padre, di sentirsi inadeguato nel “posto” che con tanta fatica si era conquistato, di sentirsi inferiore persino alla propria figlia, e racconta del tradimento di una figlia verso il proprio padre e del tentativo di fare ammenda per avere ceduto alla tentazione di provare vergogna e risentimento verso quel “posto” che era costato il sacrificio di una vita ma che per lei non era abbastanza.

In conclusione, questa scrittrice affascina e conquista con la sua prosa elegante e originale. Mi incuriosisce e sicuramente approfondirò la sua conoscenza leggendo qualche altro suo libro. Per quanto riguarda “Il Posto”, lo consiglio assolutamente, a me è piaciuto, è un libro che non lascia indifferenti.

Buona lettura!

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